Che cos’è il Playfulness?

Nel XXI secolo ci viene proposto come soluzione al malessere che soffriamo —stress, fretta, alienazione, incapacità di staccare gli occhi dal cellulare— ciò che chiamano «mindfulness». Si tratta senza dubbio di un rimedio efficace, convalidato da centinaia di studi scientifici. Ma forse non è adatto a tutti. La meditazione seduta può risultare tremendamente noiosa. Le posizioni di yoga molto ripetitive. Non ci sarà forse un metodo un po’ più… divertente?

Adesso sì. IL PLAYFULNESS.

In realtà, non tutte le vie contemplative sono state così austere. Molte di esse promuovono un atteggiamento curioso, creativo, gentile e gioioso. Infatti, i grandi yogi e le maestre traboccano di risate e buon umore. Non sarà che questa storia del mindfulness dovrebbe assomigliare più a un gioco piuttosto che al lavoro?

Questo è ciò che propone Eduardo Jáuregui nel suo libro Playfulness (Destino, 2025), raccomandato da persone tanto serie come Pablo d’Ors, Gustavo Díez e Silvia Álava Reyes. In effetti, nelle sue pagine Eduardo va ancora oltre. Afferma che l’attitudine ludica, lungi dall’essere una frivolezza, dovrebbe guidarci in ogni momento. Che se giocassimo abbastanza, non avremmo bisogno di sederci a meditare. Che giocare seriamente, nel senso di fare le cose senza avidità di successo, denaro, fama o qualsiasi altra ricompensa, è il vero antidoto al malessere quotidiano che abbiamo normalizzato.

Come hanno sostenuto numerosi filosofi, artisti e poeti nel corso della storia, il gioco non è qualcosa di triviale. Studi rigorosi in numerosi campi, dall’etologia alla neuroscienza, ci permettono di comprendere il «playfulness» come una necessità basilare dell’essere umano, il modo di agire ed essere più salutare ed efficiente. Ma un fortissimo tabù culturale ci impedisce di vederlo. Gustavo Díez, neuroscienziato e direttore del Nirakara Lab, ha espresso così il paradosso:

«Ha così tanto senso ciò che racconta Jáuregui in questo libro che ci si chiede: ‘Perché diamine non ce ne siamo accorti prima?’ È come se, in pieno XXI secolo, qualcuno arrivasse e dicesse: ‘Ehi, esiste la gravità!’ E infatti, neurologicamente, il gioco è fondamentale quanto la risposta di fuga o lotta di fronte al pericolo, o come l’attaccamento nelle specie sociali.»

Taller de Playfulness
Breve storia del playfulness

Playfulness è una parola di uso comune in inglese. Significa «atteggiamento ludico». Pertanto, una persona «playful» è divertente, creativa, giocherellona. Nella nostra cultura competitiva e produttiva, questo non è normalmente ben visto. Il gioco, in generale, lo releghiamo all’ambito infantile. Non sarà questo uno dei problemi basilari della nostra civiltà? Non sarà per questo che siamo diventati così stressati, così alienati, così ZOMBIE?

Eduardo Jáuregui, esperto nel senso dell’umorismo, nel gioco e nelle emozioni positive, ne è convinto. Attribuisce al gioco (ossia, a tutto ciò che facciamo liberamente e deliberatamente, ma senza cercare una ricompensa esterna) un valore chiave nell’esperienza umana. Un valore addirittura spirituale. Anche se, a volte, si tratta di una spiritualità un po’ birichina.

Proprio come Jon Kabat-Zinn spiega che il mindfulness (porre l’attenzione nel momento presente) è uguale a heartfulness (mettere il cuore nel momento presente), Jáuregui considera che entrambi equivalgono a playfulness (mettersi in gioco nel momento presente). Le tre parole definiscono lo stesso orientamento verso la realtà, ma ognuna da una prospettiva diversa. Nel caso del playfulness, è chiaro che si tratta di qualcosa di attivo, possibilmente interattivo e probabilmente divertente.

Qui troverai alcuni articoli e video per approfondire di più in questo concetto (sono in spagnolo, ma per i video puoi attivare i sottotitoli in italiano).

Una cosa molto seria

Con grande sorpresa di Eduardo, lo stanno prendendo sul serio. Oltre alla prestigiosa casa editrice spagnola Destino, che ha deciso di pubblicare il suo libro in pieno dramma del XXI secolo, sta collaborando in questo nuovo percorso con Nirakara Lab, con il Centro Mindfulness Firenze, con la scuola Here and Now People in Inghilterra e con altri centri di benessere. Ha anche presentato questa metodologia al Congresso Spagnolo di Psicologia Positiva (2024), in due progetti Horizon 2020 della Commissione Europea, al Conservatorio di Valencia, in aziende assai serie, in diversi ospedali, in forum di imprenditoria e in congressi di aziende salutari.

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